L’ansia nei bambini non è espressa a parole, ma può manifestarsi con la paura di separarsi dai genitori o di andare a scuola, evitamento di certe situazioni, nausea, mal di pancia, mal di testa o scatti di rabbia. Non è facile riconoscerla, ma può interferire con il benessere quotidiano e l’apprendimento scolastico.
Sicuramente l’obiettivo non è eliminarla, ma imparare a riconoscerla e gestirla insieme.

La consulenza psicoeducativa si pone come efficace occasione di ascolto e di supporto genitoriale, per i seguenti motivi:
• comprendere e dare un senso ai segnali dell’ansia.
• Rafforzare la capacità di autoregolazione emotiva.
• imparare strategie di gestione quotidiana.
• migliorare la comunicazione in famiglia.

Dare un nome alle emozioni è il primo passo per imparare a gestirle. Attraverso giochi, storie, routine e tecniche di rilassamento è possibile supportare il bambino nella denominazione delle emozioni e aiutarlo a ritrovare sicurezza e fiducia in sé. Parlarne con un professionista è il primo passo per fronteggiare e risolvere il disagio scaturito dall’ansia.

Avete mai notato che, non appena iniziano a gattonare o a camminare, i bambini sembrano ignorare i giochi “commerciali” per dirigersi invece verso gli sportelli della cucina? Con entusiasmo tirano fuori pentole, ciotole, vassoi e posate, pronti a scoprire il mondo che li circonda.Questo comportamento spontaneo è una splendida opportunità per introdurre le attività di vita pratica secondo il metodo Montessori.

Si tratta di esperienze ludiche profondamente significative per bambini e bambine, che permettono loro di esercitare abilità fondamentali attraverso gesti quotidiani, in un contesto reale e motivante. Offrendo semplici utensili e oggetti della vita domestica – come brocche, bicchieri di vetro, ciotole, strofinacci o piccoli coltelli da spalmare – invitiamo il bambino a esplorare e a “fare da sé”, con piacere e concentrazione.

Ecco alcuni esempi di attività:

– travasare acqua o legumi da una ciotola all’altra;

– trasportare brocche piene e versare l’acqua nei bicchieri;

– tagliare frutta morbida in sicurezza;

– apparecchiare e sparecchiare la tavola;

– abbottonare e slacciare;

– riordinare i giochi;

– lavarsi le mani in autonomia…

e molto altro ancora.

I bambini, specialmente sotto i sei anni, non cercano solo il gioco fine a sé stesso: desiderano “mettersi in gioco” e partecipare attivamente alla vita che li circonda. Non agiscono con l’intento di raggiungere un risultato, ma per il puro piacere di imparare attraverso l’esperienza.

Quali sono i benefici delle attività di vita pratica?

– Sviluppo della padronanza e precisione dei movimenti.

– Coordinazione occhio-mano.l

– Potenziamento della motricità fine e globale.

– Sperimentazione dell’autonomia personale.

– Crescita della fiducia in sé e nel proprio ambiente.

Cosa possiamo fare, allora, per sostenere questo bisogno profondo di crescita e conoscenza?

Offriamo loro spazi, strumenti adeguati e, soprattutto, il tempo di imparare. Accompagniamoli con rispetto, lasciandoli liberi di esplorare e scoprire il mondo… un gesto alla volta.

Perché la pedagogia si occupa di allattamento? 

Instaurare da subito il primo abbraccio fuori dalla pancia, mediante l’allattamento, sortisce effetti nello sviluppo neuro-evolutivo, comportamentale e sensoriale poiché il nostro cervello si modifica, mediante l’attività dei neuroni, in risposta agli stimoli ricevuti dall’ambiente educativo esterno.

L’allattamento al seno, infatti,  rientra tra quelle  forme di accudimento premurose che, non solo consegnano la chiave di accesso per un’educazione a cominciare dal primo giorno di vita, ma, in modo particolare, contribuiscono alla preparazione di quel rassicurante tessuto relazionale e ambientale capace di fornire l’opportunità di nutrire il proprio bambino sul piano fisico e mentale.

Siamo sempre più informati dei benefici nutrizionali del latte come primo alimento per la crescita umana, forse siamo meno consapevoli in merito al grande risvolto pedagogico racchiuso nell’atto di allattare: stare a contatto con il proprio bambino assolve alla sua funzione di primissimo tassello del processo educativo attraverso un’interazione reciproca e empatica accompagnata da calore umano, abbracci, protezione, tenerezza, profumi, suono della voce, carezze, sguardi. Interazione, questa, che proseguirà nelle tappe successive dello sviluppo sia del bambino che dell’adulto che impara gradualmente a crescere nel suo ruolo di genitore in relazione ai bisogni del proprio figlio.  Ecco peró che sorge la domanda su come si possa educare un bambino appena nato che non parla, non si muove oppure se per educazione ci si riferiesca prettamente alla cura fisica; certamente, non è solo questo. E’ chiaro che, in queste prime fasi, la comunicazione è qualcosa di altro dalla sola parola. In questo periodo l’educazione è intesa come vicinanza nonché aiuto allo sviluppo della vita infantile. Proprio in tale aiuto si va a incardinare anche l’allattamento come, potremmo dire, “anticorpo educativo” che contribuisce a irrobustire una sana dimensione pedagogico-relazionale dell’intero nucleo familiare (mamma, papà e bambino). L’allattamento al seno dunque rappresenta uno degli aspetti di quelle amorevoli cure che il bambino riceve dagli adulti che così iniziano a sperimentarsi nell’offerta uno stile relazionale reciprocamente soddisfacente e in grado di durare per tutta la vita.

 

Il contenuto completo è visionabile nel seguente link:

HTTPS://M.YOUTUBE.COM/WATCH?FEATURE=SHARE&V=N_KLFRGI-CC

Un contributo pedagogico interessante, proposto nell’ambito dell’intesa ACP-APP e nella consapevolezza di un nesso tra la pedagogia di Maria Montessori e le attuali ricerche neuroscientifiche sullo sviluppo neuroevolutivo del bambino. Introduzione Le attuali ricerche neuroscientifiche hanno confermato buona parte delle intuizioni montessoriane scaturite da un metodo, o forse è meglio dire approccio, dalle rilevanti potenzialità, non solo in ambito didattico, ma anche sul piano educativo e sociale.

HTTPS://WWW.ACP.IT/WP-CONTENT/UPLOADS/QUADERNI-ACP-2017_245.PDF

Sono aperte le iscrizioni ai laboratori montessoriani rivolti a bambini di diversa età. Per info e prenotazioni, contattare i recapiti presenti nella locandina.

HTTPS://DOCS.GOOGLE.COM/FORMS/D/14S_ZA8XSZPEIXCF6YTIQFOKAFWWCXS-WUIBXRWX-NO4/EDIT

Cos’è il compleanno Montessori?

Un inno alla vita, ma non solo!

E’ uno degli innumerevoli esempi concreti che Montessori ci ha fornito per suscitare l’emozione, stimolare l’immaginazione dei più piccoli  e, per ultimo ma non meno importante, per educare al rispetto di se stessi e di ciò che ci circonda: cose, animali, natura e altre persone.

Si tratta di in un rituale da far svolgere al bambino, a partire dai tre anni,  in occasione del proprio compleanno cosicché possa celebrare la sua nascita e al contempo la sua crescita sostanziata attraverso cambiamenti fisici e competenze acquisiste progressivamente.

Un rituale svolto con il cerchio dell’anno che, in modo naturale, aiuta a festeggiare il proprio giorno ripercorrendo gli anni di vita, dalla nascita sino a quello attuale.

Quest’esperienza corredata di foto inerenti a ogni anno di vita, cartellini con scritti i mesi dell’anno, candela, sole di stoffa e mappamondo,  accompagna il bambino verso la conoscenza dei cicli della terra, la memorizzazione della sequenza dei mesi e delle stagioni oltre ad aiutarlo a scandire il tempo che passa.

 

Come si mette in pratica?

Eccone una versione.

Ipotizziamo di festeggiare il quarto compleanno del bambino: iniziamo riponendo il sole di stoffa sul pavimento e mettendo al centro di esso una candela come simbolo della luce della vita.Successivamente posizioneremo i cartellini dei mesi dell’anno, partendo da quello corrente, attorno al sole come se fossero i sui raggi.

I bambini e i parenti si disporranno in cerchio attorno al sole.

A questo punto l’adulto esordirà, dicendo: “Adesso racconterò una storia! Una storia speciale e di festa!” … “Questo stesso giorno, di quattro anni fa, è nato un bambino di nome …!”.

Il festeggiato, con in mano il globo terrestre, inizia a camminare intorno al Sole partendo dal mese corrente, mentre l’adulto mostra la foto di nascita e nomina tutti i mesi del primo anno. Si possono raccontare, esibendo progressivamente le foto, degli aneddoti personali in merito agli apprendimenti conquistati nel primo anno di vita e ai cambiamenti fisici avvenuti: “mentre la terra compiva il suo giro attorno al sole il bambino (diciamo il nome) cresceva e cominciava a sorridere, a dire i vocalizzi per le prime parole, a imparare a stare seduto e afferrare i giocattoli”.

Terminato il giro, si dice che il bambino ha compiuto il suo primo anno e si riprende a girare attorno al sole con una nuova foto, si prosegue così con i successivi anni secondo la stessa modalità sino a quello che si sta festeggiando.

Al termine si canta la canzone di buon compleanno “Tanti auguri a te”, si  legge la poesia di  festeggiamento e si fa l’applauso.

 HTTPS://WWW.YOUTUBE.COM/WATCH?V=6DHV8XD5IPO 

 

Il COMPLEANNO MONTESSORIANO

In questo giorno un po’ particolare

Una cosa importante vogliamo ricordare

 

La Terra intorno al Sole per quattro volte ha girato

E se n’è accorto tutto il creato!

 

Le quattro stagioni si sono alternate

 E le rondini sono andate e tornate!

 

Le foglie in autunno sono cadute,

ma in primavera son poi cresciute.

 

La neve ha ricoperto i prati,

ma poi fioriti son ritornati.

 

E questa festa anche per te è stata preparata

E in questo giorno va valorizzata!

 

Oggi allora ti ricorderai

Di apprezzare ciò che hai visto e vedrai.

 

La Terra con te ancora girerà,

ma ricorda che anche tu hai una responsabilità!

 

La natura intorno a te va conservata

E come le persone va amata e rispettata

Perché continui anche per altri a donare

Ciò che tu oggi hai imparato ad apprezzare!

 

Ora da più in alto puoi guardare

E una porzione maggiore di mondo osservare,

e quando questo giorno finirà

sarai pronto a guardare un po’ più in là!

                                                                        Auguri per la vita!

 

Anna Brigandì

Pedagogista specializzata in differenziazione didattica nel metodo Montessori 

Negli ultimi anni il numero dei bambini e degli adolescenti interessati da difficoltà di apprendimento è aumentato sensibilmente. Riflettere quindi sul proprio ruolo di “esperti dei processi educativi” diventa linfa vitale per non incorrere nel rischio di soluzioni standardizzate.
Svariate possono essere le assonanze pedagogiche e gli intrecci educativi fra tradizione e modernitaÌ: da Montessori a de La Garanderie.
Come far convergere questi diversi approcci teorici e metodologici ritenuti distanti in ordine cronologico e geografico?

HTTP://WWW.ACP.IT/2017/06/ASSONANZE-PEDAGOGICHE-NELLAPPRENDIMENTO-PEDAGOGIA-SCIENTIFICA-DI-MARIA-MONTESSORI-E-PEDAGOGIA-DELLA-GESTIONE-MENTALE-DI-ANTOINE-DE-LA-GARANDERIE-10529.HTML

Tablet sì oppure no? Qual è l’età giusta per il suo utilizzo?

Questa è la domanda ricorrente che ci poniamo per capire quando, e in che misura, la tecnologia deve entrare a far parte delle attività quotidiane dei nostri bambini. Al di là della facile tentazione di demonizzare o elogiare il virtuale, dovremmo svincolarci da una considerazione meramente personalistica  di questa attualissima realtà, al fine di fare lo sforzo di considerarla sulla base dei benefici o meno che potrebbe avere sui nostri bambini, qualora ne proponessimo l’uso in fasi precoci dell’età evolutiva. A dire il vero, questo già  avviene attraverso la commercializzazione di giochi interattivi e di tablet destinati ai bambini, a partire dai 18 mesi di età, introdotti da note case di produzione di giocattoli. Inoltre i più piccoli imparano da noi, adulti, a digitare velocemente su tablet e smartphone e sempre più di rado vengono indirizzati ad azioni, quali: manipolare, tagliare, scarabocchiare  e allacciare.  Attività, queste, necessarie per l’esercizio di quella motricità fine che in futuro li aiuterà ad impugnare una penna per scrivere. Recenti ricerche condotte in ambito neuroscientifico confermano che la mancanza di manualità, connessa ad attività concrete, può sortire effetti negativi sulla crescita e sullo sviluppo del cervello. Per quale ragione non aiuta la crescita nella prima infanzia?

Innanzitutto la manualità, e la circolarità del movimento che ne implica (cosa ben diversa da strisciare un dito su uno schermo),  è in grado di attivare importanti processi cognitivi:

la costruzione del pensiero, delle idee, l’arricchimento del linguaggio,  della memoria nonché la possibilità esplicitare le proprie emozioni. In sintesi, i bambini “manuali” registrano un’attività neuronale molto più sviluppata rispetto a chi usa prevalentemente un tablet.

C’è un rapporto importante, da non sottovalutare, tra mano e cervello, soprattutto nei primi cinque anni di vita, periodo durante il quale la conoscenza passa attraverso tutti i sensi. Non a caso si parla di sesto senso muscolare che necessita di esperienza senso-motoria. Dunque movimento, percezione e azione concreta esercitano un ruolo non trascurabile nello sviluppo neuroevolutivo.

La sempre più diffusa mancanza di fisicità, come giocare all’aperto, correre, saltare, arrampicarsi, priva i bambini dei prerequisiti di coordinazione essenziali per apprendere a leggere e scrivere al momento dell’esordio nella scuola primaria.

A conclusione di questo, regaliamo più esperienze sensoriali ai nostri bambini e solo successivamente, intorno ai sette anni, quando è cominciato il periodo dell’astrazione e delle grandi domande introduciamo, con moderazione e con i giusti filtri, anche la tecnologia!

Anna Brigandì

Pedagogista specializzata in differenziazione didattica nel metodo Montessori

Educare all’autoimprenditorialità: obiettivo pedagogico volto alla crescita ed all’orientamento professionale. Educare i giovani a divenire imprenditori di se stessi, all’interno di questa società precaria e mutevole, si configura finalità sempre più difficile. Obiettivo arduo, ma non impossibile! Qual è il punto di partenza per poterlo conseguire? Si dovrebbe cominciare predisponendo contesti educativi che possano caratterizzarsi come occasioni volte a stimolare il pensiero divergente, la capacità critica e lo spirito di iniziativa. Il buon Dewey è stato antesignano in tal senso, con la creazione della scuola-laboratorio, non limitandosi ad un mero insegnamento astratto. Il noto pedagogista americano, dal quale dovremmo prendere esempio, ha puntato all’autonomia nell’apprendimento, stimolando nei giovani la capacità di assumere conoscenze e competenze a partire dai problemi concreti. “L’educazione non serve solo a preparare alla vita, ma è vita stessa” diceva John Dewey! Per tale ragione dovremmo “investire” in risorse umane e soprattutto in educazione, poiché tutto passa attraverso di essa. Parafrasando le parole di un mio Prof universitario, mi piace ribadire che: “Si nasce da soli, si muore da soli, ma in mezzo c’è sempre l’educazione!” Se oltre a dirlo, riuscissimo ad interiorizzare questa logica di pensiero e di azione, non ci limiteremmo, in modo particolare nei contesti deputati alla crescita (famiglia, scuola e centri di educazione permanente), ad insegnare e basta, ma a dirigerci verso “l’educare” (ex ducere). L’educazione rende creativi, autonomi e libera dalla rigidità mentale perché pone nelle condizioni di trovare, non una sola soluzione di fronte all’imprevisto, ma due, tre, quattro alternative. Creatività, autonomia e flessibilità cognitiva rendono liberi! E la libertà, talvolta, spaventa. Pertanto, l’orientamento professionale e le politiche attive del lavoro non dovrebbero essere erogate dopo gli studi o all’ultimo anno di scuola media superiore, ma pianificate durante i diversi gradi scolastici (chiaramente strutturati in base all’età e all’obiettivo) proponendo percorsi di orientamento capaci di educare a scelte formative e professionali consapevoli. Se non cominciamo a pensare a tali percorsi orientativi ben strutturati e integrati con stage, continueremo ad avere un considerevole numero di persone che si trova quasi inconsapevolmente (e quasi “per caso”) all’interno di “contenitori” lavorativi. La suddetta inconsapevolezza non è certamente funzionale allo sviluppo economico e sociale di un Paese, non credete?

Se si educa…non si rieduca?

Se educare fosse un processo semplice e lineare, non ci ritroveremmo determinate “criticità” sociali e soprattutto non esisterebbe la “rieducazione.”
Educare alla scelta, alla capacità capacità critica e soprattutto ad essere protagonisti del proprio processo di crescita, senza deleghe, risulta essere un “lavoro” sempre più complesso.
Complesso e impegnativo, ma non impossibile. L’educare non è utopia.
La pedagogia è possibilità, progettualità, sinergia tra diversità a confronto e orizzonte di senso. In una sola parola, possiamo dire: futuro!