Perché la pedagogia si occupa di allattamento? 

Instaurare da subito il primo abbraccio fuori dalla pancia, mediante l’allattamento, sortisce effetti nello sviluppo neuro-evolutivo, comportamentale e sensoriale poiché il nostro cervello si modifica, mediante l’attività dei neuroni, in risposta agli stimoli ricevuti dall’ambiente educativo esterno.

L’allattamento al seno, infatti,  rientra tra quelle  forme di accudimento premurose che, non solo consegnano la chiave di accesso per un’educazione a cominciare dal primo giorno di vita, ma, in modo particolare, contribuiscono alla preparazione di quel rassicurante tessuto relazionale e ambientale capace di fornire l’opportunità di nutrire il proprio bambino sul piano fisico e mentale.

Siamo sempre più informati dei benefici nutrizionali del latte come primo alimento per la crescita umana, forse siamo meno consapevoli in merito al grande risvolto pedagogico racchiuso nell’atto di allattare: stare a contatto con il proprio bambino assolve alla sua funzione di primissimo tassello del processo educativo attraverso un’interazione reciproca e empatica accompagnata da calore umano, abbracci, protezione, tenerezza, profumi, suono della voce, carezze, sguardi. Interazione, questa, che proseguirà nelle tappe successive dello sviluppo sia del bambino che dell’adulto che impara gradualmente a crescere nel suo ruolo di genitore in relazione ai bisogni del proprio figlio.  Ecco peró che sorge la domanda su come si possa educare un bambino appena nato che non parla, non si muove oppure se per educazione ci si riferiesca prettamente alla cura fisica; certamente, non è solo questo. E’ chiaro che, in queste prime fasi, la comunicazione è qualcosa di altro dalla sola parola. In questo periodo l’educazione è intesa come vicinanza nonché aiuto allo sviluppo della vita infantile. Proprio in tale aiuto si va a incardinare anche l’allattamento come, potremmo dire, “anticorpo educativo” che contribuisce a irrobustire una sana dimensione pedagogico-relazionale dell’intero nucleo familiare (mamma, papà e bambino). L’allattamento al seno dunque rappresenta uno degli aspetti di quelle amorevoli cure che il bambino riceve dagli adulti che così iniziano a sperimentarsi nell’offerta uno stile relazionale reciprocamente soddisfacente e in grado di durare per tutta la vita.

 

Il contenuto completo è visionabile nel seguente link:

HTTPS://M.YOUTUBE.COM/WATCH?FEATURE=SHARE&V=N_KLFRGI-CC

Un contributo pedagogico interessante, proposto nell’ambito dell’intesa ACP-APP e nella consapevolezza di un nesso tra la pedagogia di Maria Montessori e le attuali ricerche neuroscientifiche sullo sviluppo neuroevolutivo del bambino. Introduzione Le attuali ricerche neuroscientifiche hanno confermato buona parte delle intuizioni montessoriane scaturite da un metodo, o forse è meglio dire approccio, dalle rilevanti potenzialità, non solo in ambito didattico, ma anche sul piano educativo e sociale.

HTTPS://WWW.ACP.IT/WP-CONTENT/UPLOADS/QUADERNI-ACP-2017_245.PDF

Sono aperte le iscrizioni ai laboratori montessoriani rivolti a bambini di diversa età. Per info e prenotazioni, contattare i recapiti presenti nella locandina.

HTTPS://DOCS.GOOGLE.COM/FORMS/D/14S_ZA8XSZPEIXCF6YTIQFOKAFWWCXS-WUIBXRWX-NO4/EDIT

Cos’è il compleanno Montessori?

Un inno alla vita, ma non solo!

E’ uno degli innumerevoli esempi concreti che Montessori ci ha fornito per suscitare l’emozione, stimolare l’immaginazione dei più piccoli  e, per ultimo ma non meno importante, per educare al rispetto di se stessi e di ciò che ci circonda: cose, animali, natura e altre persone.

Si tratta di in un rituale da far svolgere al bambino, a partire dai tre anni,  in occasione del proprio compleanno cosicché possa celebrare la sua nascita e al contempo la sua crescita sostanziata attraverso cambiamenti fisici e competenze acquisiste progressivamente.

Un rituale svolto con il cerchio dell’anno che, in modo naturale, aiuta a festeggiare il proprio giorno ripercorrendo gli anni di vita, dalla nascita sino a quello attuale.

Quest’esperienza corredata di foto inerenti a ogni anno di vita, cartellini con scritti i mesi dell’anno, candela, sole di stoffa e mappamondo,  accompagna il bambino verso la conoscenza dei cicli della terra, la memorizzazione della sequenza dei mesi e delle stagioni oltre ad aiutarlo a scandire il tempo che passa.

 

Come si mette in pratica?

Eccone una versione.

Ipotizziamo di festeggiare il quarto compleanno del bambino: iniziamo riponendo il sole di stoffa sul pavimento e mettendo al centro di esso una candela come simbolo della luce della vita.Successivamente posizioneremo i cartellini dei mesi dell’anno, partendo da quello corrente, attorno al sole come se fossero i sui raggi.

I bambini e i parenti si disporranno in cerchio attorno al sole.

A questo punto l’adulto esordirà, dicendo: “Adesso racconterò una storia! Una storia speciale e di festa!” … “Questo stesso giorno, di quattro anni fa, è nato un bambino di nome …!”.

Il festeggiato, con in mano il globo terrestre, inizia a camminare intorno al Sole partendo dal mese corrente, mentre l’adulto mostra la foto di nascita e nomina tutti i mesi del primo anno. Si possono raccontare, esibendo progressivamente le foto, degli aneddoti personali in merito agli apprendimenti conquistati nel primo anno di vita e ai cambiamenti fisici avvenuti: “mentre la terra compiva il suo giro attorno al sole il bambino (diciamo il nome) cresceva e cominciava a sorridere, a dire i vocalizzi per le prime parole, a imparare a stare seduto e afferrare i giocattoli”.

Terminato il giro, si dice che il bambino ha compiuto il suo primo anno e si riprende a girare attorno al sole con una nuova foto, si prosegue così con i successivi anni secondo la stessa modalità sino a quello che si sta festeggiando.

Al termine si canta la canzone di buon compleanno “Tanti auguri a te”, si  legge la poesia di  festeggiamento e si fa l’applauso.

 HTTPS://WWW.YOUTUBE.COM/WATCH?V=6DHV8XD5IPO 

 

Il COMPLEANNO MONTESSORIANO

In questo giorno un po’ particolare

Una cosa importante vogliamo ricordare

 

La Terra intorno al Sole per quattro volte ha girato

E se n’è accorto tutto il creato!

 

Le quattro stagioni si sono alternate

 E le rondini sono andate e tornate!

 

Le foglie in autunno sono cadute,

ma in primavera son poi cresciute.

 

La neve ha ricoperto i prati,

ma poi fioriti son ritornati.

 

E questa festa anche per te è stata preparata

E in questo giorno va valorizzata!

 

Oggi allora ti ricorderai

Di apprezzare ciò che hai visto e vedrai.

 

La Terra con te ancora girerà,

ma ricorda che anche tu hai una responsabilità!

 

La natura intorno a te va conservata

E come le persone va amata e rispettata

Perché continui anche per altri a donare

Ciò che tu oggi hai imparato ad apprezzare!

 

Ora da più in alto puoi guardare

E una porzione maggiore di mondo osservare,

e quando questo giorno finirà

sarai pronto a guardare un po’ più in là!

 

                                                                        Auguri per la vita!

 

Anna Brigandì

Pedagogista specializzata in differenziazione didattica nel metodo Montessori 

Negli ultimi anni il numero dei bambini e degli adolescenti interessati da difficoltà di apprendimento è aumentato sensibilmente. Riflettere quindi sul proprio ruolo di “esperti dei processi educativi” diventa linfa vitale per non incorrere nel rischio di soluzioni standardizzate.
Svariate possono essere le assonanze pedagogiche e gli intrecci educativi fra tradizione e modernitaÌ: da Montessori a de La Garanderie.
Come far convergere questi diversi approcci teorici e metodologici ritenuti distanti in ordine cronologico e geografico?

HTTP://WWW.ACP.IT/2017/06/ASSONANZE-PEDAGOGICHE-NELLAPPRENDIMENTO-PEDAGOGIA-SCIENTIFICA-DI-MARIA-MONTESSORI-E-PEDAGOGIA-DELLA-GESTIONE-MENTALE-DI-ANTOINE-DE-LA-GARANDERIE-10529.HTML

Tablet sì oppure no? Qual è l’età giusta per il suo utilizzo?

Questa è la domanda ricorrente che ci poniamo per capire quando, e in che misura, la tecnologia deve entrare a far parte delle attività quotidiane dei nostri bambini. Al di là della facile tentazione di demonizzare o elogiare il virtuale, dovremmo svincolarci da una considerazione meramente personalistica  di questa attualissima realtà, al fine di fare lo sforzo di considerarla sulla base dei benefici o meno che potrebbe avere sui nostri bambini, qualora ne proponessimo l’uso in fasi precoci dell’età evolutiva. A dire il vero, questo già  avviene attraverso la commercializzazione di giochi interattivi e di tablet destinati ai bambini, a partire dai 18 mesi di età, introdotti da note case di produzione di giocattoli. Inoltre i più piccoli imparano da noi, adulti, a digitare velocemente su tablet e smartphone e sempre più di rado vengono indirizzati ad azioni, quali: manipolare, tagliare, scarabocchiare  e allacciare.  Attività, queste, necessarie per l’esercizio di quella motricità fine che in futuro li aiuterà ad impugnare una penna per scrivere. Recenti ricerche condotte in ambito neuroscientifico confermano che la mancanza di manualità, connessa ad attività concrete, può sortire effetti negativi sulla crescita e sullo sviluppo del cervello. Per quale ragione non aiuta la crescita nella prima infanzia?

Innanzitutto la manualità, e la circolarità del movimento che ne implica (cosa ben diversa da strisciare un dito su uno schermo),  è in grado di attivare importanti processi cognitivi:

la costruzione del pensiero, delle idee, l’arricchimento del linguaggio,  della memoria nonché la possibilità esplicitare le proprie emozioni. In sintesi, i bambini “manuali” registrano un’attività neuronale molto più sviluppata rispetto a chi usa prevalentemente un tablet.

C’è un rapporto importante, da non sottovalutare, tra mano e cervello, soprattutto nei primi cinque anni di vita, periodo durante il quale la conoscenza passa attraverso tutti i sensi. Non a caso si parla di sesto senso muscolare che necessita di esperienza senso-motoria. Dunque movimento, percezione e azione concreta esercitano un ruolo non trascurabile nello sviluppo neuroevolutivo.

La sempre più diffusa mancanza di fisicità, come giocare all’aperto, correre, saltare, arrampicarsi, priva i bambini dei prerequisiti di coordinazione essenziali per apprendere a leggere e scrivere al momento dell’esordio nella scuola primaria.

A conclusione di questo, regaliamo più esperienze sensoriali ai nostri bambini e solo successivamente, intorno ai sette anni, quando è cominciato il periodo dell’astrazione e delle grandi domande introduciamo, con moderazione e con i giusti filtri, anche la tecnologia!

Anna Brigandì

Pedagogista specializzata in differenziazione didattica nel metodo Montessori

Educare all’autoimprenditorialità: obiettivo pedagogico volto alla crescita ed all’orientamento professionale. Educare i giovani a divenire imprenditori di se stessi, all’interno di questa società precaria e mutevole, si configura finalità sempre più difficile. Obiettivo arduo, ma non impossibile! Qual è il punto di partenza per poterlo conseguire? Si dovrebbe cominciare predisponendo contesti educativi che possano caratterizzarsi come occasioni volte a stimolare il pensiero divergente, la capacità critica e lo spirito di iniziativa. Il buon Dewey è stato antesignano in tal senso, con la creazione della scuola-laboratorio, non limitandosi ad un mero insegnamento astratto. Il noto pedagogista americano, dal quale dovremmo prendere esempio, ha puntato all’autonomia nell’apprendimento, stimolando nei giovani la capacità di assumere conoscenze e competenze a partire dai problemi concreti. “L’educazione non serve solo a preparare alla vita, ma è vita stessa” diceva John Dewey! Per tale ragione dovremmo “investire” in risorse umane e soprattutto in educazione, poiché tutto passa attraverso di essa. Parafrasando le parole di un mio Prof universitario, mi piace ribadire che: “Si nasce da soli, si muore da soli, ma in mezzo c’è sempre l’educazione!” Se oltre a dirlo, riuscissimo ad interiorizzare questa logica di pensiero e di azione, non ci limiteremmo, in modo particolare nei contesti deputati alla crescita (famiglia, scuola e centri di educazione permanente), ad insegnare e basta, ma a dirigerci verso “l’educare” (ex ducere). L’educazione rende creativi, autonomi e libera dalla rigidità mentale perché pone nelle condizioni di trovare, non una sola soluzione di fronte all’imprevisto, ma due, tre, quattro alternative. Creatività, autonomia e flessibilità cognitiva rendono liberi! E la libertà, talvolta, spaventa. Pertanto, l’orientamento professionale e le politiche attive del lavoro non dovrebbero essere erogate dopo gli studi o all’ultimo anno di scuola media superiore, ma pianificate durante i diversi gradi scolastici (chiaramente strutturati in base all’età e all’obiettivo) proponendo percorsi di orientamento capaci di educare a scelte formative e professionali consapevoli. Se non cominciamo a pensare a tali percorsi orientativi ben strutturati e integrati con stage, continueremo ad avere un considerevole numero di persone che si trova quasi inconsapevolmente (e quasi “per caso”) all’interno di “contenitori” lavorativi. La suddetta inconsapevolezza non è certamente funzionale allo sviluppo economico e sociale di un Paese, non credete?

Se si educa…non si rieduca!

Se educare fosse un processo semplice e lineare, non ci ritroveremmo determinate “criticità” sociali e soprattutto non esisterebbe la “rieducazione.”
Educare alla scelta, alla capacità capacità critica e soprattutto ad essere protagonisti del proprio processo di crescita, senza deleghe, risulta essere un “lavoro” sempre più complesso.
Complesso e impegnativo, ma non impossibile. Non è utopia, l’educare: ambito della pedagogia!
Come dice una cara collega:
“Pedagogia fa rima con la parola utopia. Questa è l’unica cosa che hanno in comune!”
Per il resto sono agli antipodi.
La pedagogia è possibilità, progettualità, sinergia tra diversità a confronto e orizzonte di senso. In una sola parola, potremo dire: futuro!

Per cominciare diamogli il mondo!

Oggi ricorre l’anniversario della nascita di chi ha saputo donare, con la sua umanità e professionalità, grande slancio al panorama educativo internazionale: Maria Montessori.
Sono molteplici gli apporti scientifici per i quali andrebbe valorizzata e che hanno contribuito al conferimento di una solida identità epistemologica, scientifica ed esperienziale della pedagogia; grazie alle sue intuizioni ed osservazioni pedagogiche emerge una chiara visione dell’unitarietà e del continuum evolutivo di un essere umano, dalla nascita all’età adulta, pertanto, risulta prioritaria la necessità di offrire le giuste risposte ai bisogni educativi del nostro tempo.
Un essere vivente, come evidenziava Montessori attraverso le sue osservazioni scientifiche, è tale per un complesso di fattori: biologici, fisici e psichici che si susseguono nell’arco di un ritmo costruttivo della vita, la quale, a sua volta, si esplica attraverso le fasi di sviluppo, ognuna considerata in relazione alle precedenti ed a quelle che ancora devono svolgersi.
Sono tanti i motivi per i quali ricordare questa grande scienziata dell’educazione: la scoperta della mente assorbente, dei periodi sensitivi, la realizzazione del materiale di sviluppo, la preparazione di un ambiente capace di accogliere i diritti educativi dei bambini e per ultimo, ma non meno importante, la necessità di un nuovo processo di responsabilizzazione educativa dell’adulto.
Montessori, infatti, esortava gli adulti (genitori, insegnanti ed educatori) a non delegare le proprie responsabilità educative e soprattutto a non puntarsi il dito l’uno verso l’altro; il suo era un chiaro invito di collaborazione tra scuola e famiglia, con l’intento legittimo di esigere da parte delle istituzioni politiche, maggiore attenzione e investimento nei riguardi del mondo dell’infanzia e della scuola, poiché, come lei stessa asseriva : “ il maggior delitto che la società possa commettere è quello di sciupare il denaro che dovrebbe usare per i suoi figli e che invece dissipa per distruggerli e per distruggersi. Quando una società scialacquatrice ha necessità estrema di denaro, lo sottrae anche alle scuole, specialmente alle scuole per l’infanzia, rifugio dei germi della vita. Questo è uno dei più iniqui delitti dell’umanità e il più assurdo dei suoi errori.”
Proprio oggi, in occasione del suo anniversario di nascita e alla luce della nostra attualità odierna in cui sembra esserci sempre più timore nei confronti del “diverso da sé”, oltre che chiusura rispetto alla ricchezza e alla bellezza che invece potrebbe scaturire da un incontro tra diversità, mi piacerebbe anche poter fare rifermento al suo immenso e straordinario concetto di EDUCAZIONE COSMICA, intesa nei sensi di una visione unitaria e finalistica da un punto di vista umano, storico, evoluzionistico ed ecologico.
La visione olistica è la considerazione di tutte le parti del nostro pianeta (il “cosmo”): terra, acqua, atmosfera e le persone nelle loro relazioni sociali; la necessità vitale di questa intersezione, dipendenza e interdipendenza tra tutti e tutto che permetta di conquistare l’orientamento intellettuale e l’indipendenza morale. Per questo, riferendosi agli adulti che curano i propri bambini, diceva: “Per cominciare diamogli tutto il mondo!”
Mi sembra un imprescindibile spunto dal quale partire al fine di sensibilizzare al rispetto ed al valore delle diversità culturali e non solo. È sufficiente pensare anche al dramma della guerra che, ancora oggi, segna profondamente l’umanità e anche Montessori, nel suo periodo storico, ne rimane coinvolta sia come essere umano che come pedagogista, affermando che la guerra non è che il deterioramento psichico dell’uomo.
Montessori paragonava la guerra alla peste: “la malattia non è il frutto di uomini maligni e malvagi che spargono veleni: essa è la conseguenza ovvia di una situazione igienicamente insostenibile. Analogamente è così anche per la guerra: l’uomo la cui anima, il cui spirito non ha avuto né cure né attenzione, degenera. La pace per contro non è soltanto l’assenza della guerra: è un lungo percorso che contempla un’infinità di elementi. Ma a fondamento di tutto questi c’è l’educazione come percorso di crescita che costruisce società consapevoli, responsabili, armoniche. Evitare la guerra è compito della politica, costruire la pace è opera dell’educazione”
Una delle condizioni a cui dovremmo aspirare come cittadini dell’Italia, nazione che ha dato i natali a questa stimata pedagogista, è che i principi dell’educativa montessoriana possano finalmente “contaminare” anche la scuola italiana e diventare humus di una rinnovata forma mentis dell’adulto che volge il proprio sguardo pedagogico al bambino. Probabilmente, così, potremmo concretamente assolvere al ruolo dell’educazione come aiuto alla vita e non dover essere più costretti a considerare, Maria Montessori, come un’illustre sconosciuta in Italia, conosciuta e valorizzata solo all’Estero!

Sbagliando, si educa!

 

“È la cosa più difficile di questo mondo…come fare..sarò capace…” queste le domande più frequenti dei neogenitori o di chi si accinge alla genitorialità.

Essere “buoni” genitori e aiutare i propri figli a diventare adulti è “la cosa più complicata del mondo”, ecco la frase che ogni genitore pronuncia almeno una volta (e forse anche più)  nella vita.

In effetti è un compito tanto entusiasmante quanto faticoso, per il quale, sappiamo bene tutti, non possono esistere modelli precostituiti o manuali con le istruzioni del prototipo del “buon genitore”,  poiché sono proprio i nostri figli, con la loro imprevedibile individualità ed unicità,  ad essere i nostri veri “insegnanti” di vita. Nasciamo come genitori nel momento in cui entrano a far parte nella nostra esistenza!

Sentiamo parlare spesso,   in svariati contesti e persino nei talk show, di educazione dei più piccoli: bambini e adolescenti.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: come si “educa bene” e come educarsi a una genitorialità consapevole?

Educare alla genitorialità significa impegnarsi ad aiutare i genitori a crescere come persone, a scoprire risorse  e limiti, a valorizzare ciò che  di positivo si fa nell’educare i figli,  senza escludere la possibilità di commettere errori e sforzandosi di imparare da essi.

È  vero: è proprio difficile essere e fare i genitori oggi, ma è addirittura impossibile un genitore impeccabile!

Da un punto di vista razionale accettiamo i limiti imposti dalla genitorialità, ma ad un livello emozionale ci sentiamo inadeguati come genitori se non ci percepiamo all’altezza delle  nostre aspettative o degli ideali  imposti dalla società, incrementando così  il timore di sbagliare o rendendo il rapporto con i figli meno spontaneo e genuino.

Fortunatamente per i bambini, non esistono genitori impeccabili o che rasentano la perfezione!

Dico per fortuna perchè  sarebbe durissimo, per i figli,  il confronto con un genitore sempre perfetto. La questione non è essere genitori modello, ma punto di riferimento in grado di rimediare ai propri errori.

Non è affatto necessario che i figli vivano sempre e comunque esperienze considerate ideali con  genitori che celano gli errori a tutti i costi, magari perché mossi  dall’idea di proteggere i bambini.

L’essenziale è che i più piccoli abbiano l’occasione di fare l’esperienza che tutti siamo persone con possibilità di sbagliare e che, nonostante tutto, riusciamo a “imparare” dai nostri errori, provando a costruire un tessuto relazionale, anche a partire da tutto questo. Quindi gli errori che si possono compiere sono svariati, l’essenziale è saperci “tornare sopra” e affrontarli.

Solo per fare un esempio, un tema molto sentito dai genitori è quello delle “litigate” tra mamma e papà.

Siamo consapevoli che non sempre il rapporto di coppia  è idilliaco; succede di avere delle piccole e impegnative discussioni relative la quotidianità familiare e, spesso, si lascia veicolare il messaggio che non si deve mai  “litigare” in presenza dei bambini per non  correre il rischio di destabilizzarli, anche se si discute per la difesa delle proprie ragioni.

Invece, riflettendoci,  può succedere di discutere anche di fronte ai bambini e che possano osservare posizioni diverse che ciascun genitore cerca di difendere perché le reputa importanti. Per questa ragione, un utile supporto alla crescita è che  i figli abbiano occasione di osservare anche il “dopo”, il “come si fa”  a “ricomporre” un diverbio attraverso il “parlare insieme”(per esempio si può dire: “io ci tenevo a dirti cosa pensavo, desideravo che tu conoscessi il mio punto di vista!).

È educativo per i bambini sperimentare cosa possiamo fare a partire dai nostri errori, non negandoli o escludendoli, perchè significherebbe dire ai genitori di fare lo sforzo di essere sempre perfetti, non semplificando la vita familiare .

Forse è il momento di un cambio di prospettiva svincolata dall’utopia del genitore competente. E allora, come procedere per uscire da quelle aspettative  di irreprensibilità,  rispetto al ruolo genitoriale, che  potrebbero generare fraintendimenti sull’educazione?

Dovremmo metterci in gioco, cercare azioni di intervento concreto e strumenti operativi che ci permettano di agire, vivendo l’esperienza. La prospettiva pedagogica predilige un’attività di COEDUCAZIONE: si lavora insieme per costruire una relazione di fiducia che consenta a genitori ed educatori di affrontare, in collaborazione, il percorso di crescita del bambino. Diversi sono i protagonisti coinvolti in questo processo educativo, perché educare è un atto  reciprocità. Educare è costruire insieme!